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Corpus iuris civilis. Codex. Libro X, titoli 48-51  (Sec. XIII)
Digestum vetus  (1558)
Infortiatum  (1558)
Digestum novum  (1558)
Codicis DN. Iustiniani libri novem priores  (1558)
Institutiones  (1557)
Volumen  (1558)
Decretum Gratiani  (1604)
Decretales D. Gregorii papae IX  (1604)
Liber sextus Decretalium D. Bonifacii papae VIII  (1604)
Summa Azonis  (1596)
Lectura Azonis et magni apparatus codicis Iustiniani  (1581)
Leges Longobardorum  (1537)
D. Andreae Iserniensis In usus feudorum commentaria  (1571)
Henrici de Segusio Summa aurea  (1574)
Ioannis Andreae Bononiensis In primum [-quintum] Decretalium librum novella commentaria  (1581)
Dictionarium ad utriusque iuris  (1548)
Bartolus a Saxoferrato In primam [-secundam] Codicis partem  (1585)
Consilia, quaestiones, et tractatus Bartoli a Saxoferrato  (1585)
Baldi Ubaldi In primam [-secundam] Digesti veteris partem commentaria  (1577)
Baldi Ubaldi In primam et secundam Infortiati partem commentaria  (1577)
Baldi Ubaldi In quartum & quintum [-nonum] Codicis libros commentaria  (1576-1577)
Index rerum omnium quae in Baldi Ubaldi Commentariis continentur  (1577)
Angelus de Perusio super prima [-secunda] parte Digesti veteris lectura  (1548)
Consilia Angeli de Perusio  (1539)
Aegidii Bellemerae In primam primi [-tertiam secundi] Decretalium librum partem   (1548-1549)
In Clementinarum volumen commentaria  (1579)
Consilia D. Ludovici de Ponte Romani  (1577)
Pauli Castrensis In primam [-secundam] Digesti veteris partem  (1548)
Raphaelis Fulgosii In primam Pandectarum partem   (1554)
Andreae Alciati Paradoxorum ad Pratum libri sex  (1537)
De verborum significatione  (1536)
Andreae Alciati Responsa  (1561)
Nearon Ioustinianou biblion  (1531)
Luciani Samosatensis Saturnalia  (1521)
Antonii Augustini Opera omnia  (1765-1774)
De antiquo iure populi Romani  (1574)
Tractatus criminalis  (1590)
Praxis, et theoricae criminalis   (1629-1635)
Practicarum conclusionum iuris in omni foro frequentiorum  (1605-1608)
Sacrae Romanae Rotae decisionum tomus primus  (1622)
Decisione dell'illustrissimo signore Francesco Antonio Agnini  (1761)
Il dottor volgare  (1673)
Leges et statuta Veronae  (1475)
Statuta populi et communis Florentiae  (1777-1783)
Liber statutorum Arretii  (1536)
Lucensis civitatis statuta  (1539)
Statuti della città di Lucca  (1539)
Statuta communitatis Cadubrii  (1545)
Volumen statutorum legum, ac iurium DD. Venetorum  (1606)
Leges statutae Reipublicae Sancti Marini  (1834)
Statuti della corte de mercadanti de la magnifica città di Lucca  (1557)
Statuti della congregazione di San Giovanni Batista 
Costituzioni della Casa pia delle povere fanciulle mendicanti di Livorno  (1766)
Regole da osservarsi dagli addetti della Misericordia di Perugia  (Sec. XVIII)
Statuti inediti della città di Pisa dal XII al XIV secolo  (1854-1870)
Statuto della Val d'Ambra  (1851)
Provisioni della magnifica città di Modona  (1544)
Bandi per gli Stati di Firenze, e Siena  (1542-1612)
Magnum bullarium Romanum  (1655)
Leggi e costituzioni di S.M.  (1723)
Dei difetti della giurisprudenza  (1743)
Bandi, e ordini da osservarsi nel granducato di Toscana  (1747)
Codice di leggi, e costituzioni  (1771)
Raccolta di carte del nuovo veneto governo democratico  (1797)
Codice di Napoleone il grande pel Regno d'Italia  (1806)
Code pénal  (1810)
Codice civile per gli stati di S.M. il re di Sardegna 
Collezione completa dei moderni codici civili degli stati d'Italia  (1845)
Concilium Tridentinum  (1588)
Decreta provincialis synodi Florentinae  (1574)
De haereditatibus  (1594)
Rationarium temporum  (1710)
De iustitia  (1641)

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Breve itinerario tra i libri giuridici

Tra XI e XII secolo, quando si assisteva ad una rinascita sociale ed economica, dovette esser percepito dal giurista un senso di impotenza e di mancanza di strumenti adeguati: le semplici e scarne norme consuetudinarie che sin ad allora avevano bene ed esaurientemente servito a regolare i rapporti civili si dimostravano non più in grado di fornire regole e schemi di interpretazione ad una realtà che s'era fatta estremamente più complessa.
Ecco che allora si traggono dall'oblio e si riscoprono i testi della grande compilazione dell'imperatore Giustiniano (VI sec. d. C.) e, come se d'un tratto si fossero annullati quasi sei secoli di storia, quei testi considerati espressione attuale dell'autorità dell'imperatore vengono ristudiati come norme vigenti e adattati con una sagace opera d'interpretatio ai tempi così mutati.
Se i primi nove libri del Codice e le Istituzioni dovettero riapparire prima, solo nella seconda metà dell'XI secolo si ha notizia di un uso del Digesto, e, secondo la tradizione, si deve ad Irnerio (secc. XI-XII), docente di diritto a Bologna, la risistemazione in cinque volumi delle singole parti della compilazione giustinianea, la quale diverrà una delle chiavi di volta del sistema del diritto comune.
Nel primo dei cinque volumi dei libri legales (o Corpus iuris) trovarono posto i primi ventiquattro libri del Digesto, con i primi due titoli del libro successivo, ed il volume assunse il nome di Digestum vetus; nel secondo i libri 24.3 - 38.17 e fu l' Infortiatum; nel terzo la restante parte del Digesto (libri 39.1 - 50.17), con il nome di Digestum novum; nel quarto i primi nove libri del Codex; nel quinto, detto Volumen parvum o semplicementeVolumen, i quattro libri delle Institutiones, gli ultimi tre libri del Codex, cioè i Tres libri, e le Novellae (costituzioni emanate da Giustiniano dopo la promulgazione del Codice e del Digesto), divise in nove collationes; nel secolo XIII per opera del giurista Ugolino de' Presbiteri vennero aggiunti nel Volumen come decima collatio i Libri feudorum, raccolta di diritto feudale; sempre nel Volumen trovarono posto alcune costituzioni emanate dagli imperatori del Sacro Romano Impero, e la pace di Costanza.
Su queste fonti fin dal secolo XII, dapprincipio a Bologna, iniziò un'intensa attività scientifica e didattica. Il maestro spiegava i testi ai suoi scolari e mano a mano che procedeva nella lezione (o prima, nel momento in cui l'aveva preparata) annotava tra le righe del testo o sui margini del manoscritto brevi osservazioni per spiegare il contenuto dei passi, brevi rimandi ad altri luoghi dei libri legales, etc.: accanto al testo, dunque, su tutti i cinque volumi del Corpus iuris, nasceva una fitta rete di annotazioni, le glossae (la pagina del manoscritto del Corpus iuris civilis. Codex. Libro X, titoli 48-51 bene mostra la contrapposizione tra il testo posto al centro della pagina e le glosse scritte sui lati), che costituirono il prodotto scientifico tipico dei giuristi del XII e XIII secolo, tant'è che la loro scuola sarà detta scuola dei glossatori.
La glossa, nella versione cristallizzata dovuta, un po' prima della metà del secolo XIII, al giurista fiorentino Accursio, il quale con un intenso lavoro raccolse nella sua Glossa Magna circa 96.000 glosse particolari di giuristi che l'avevano preceduto, formò parte integrante dei libri legales e come il testo (e forse anche più) sarà fonte del diritto per secoli; tant'è che venne regolarmente pubblicata a stampa in tutte le antiche edizioni del Corpus iuris.
Accanto alla glossa, altre due categorie di opere scientifiche caratterizzarono la scuola dei glossatori: la summa e la lectura.
'La Summa è l'esposizione sistematica di tutto il diritto civile sulla base e secondo l'ordine di quelle due parti del Corpus iuris che la scuola dei glossatori aveva fin dalle origini considerate più adatte per questo genere di lavoro: il Codice, ridotto ai primi nove dei dodici libri, come sempre nella tradizione medievale, e le Istituzioni' (Fiorelli): senz'altro la più celebre fu la Summa d'Azzone, il maestro del già citato Accursio, la quale, scritta tra il 1208 ed il 1210, ha rappresentato per secoli il corredo obbligatorio di ogni giurista.
Ancora d'Azzone è la Lectura: si tratta delle lezioni sul Codice tenute dal maestro bolognese e raccolte da un suo studente, Alessandro di Sant'Egidio.
Con il XIV secolo si assiste ad un cambiamento delle prospettive e degli strumenti scientifici.
Esaurito il compito di spiegazione del testo che si erano assunti ed avevano svolto i glossatori, si manifestava ora l'esigenza di penetrarne il senso. Nasceva così la scuola dei commentatori che, seguendo l'ordine sistematico dei titoli del Corpus iuris ed utilizzando il metodo dialettico in voga nella filosofia e nella teologia, illustra con commentaria le singole parti che componevano i libri legales. Se l'iniziatore della scuola fu Cino da Pistoia, giurista e letterato, i massimi rappresentanti furono Bartolo da Sassoferrato e Baldo degli Ubaldi, le cui opere costituirono elemento imprenscindibile della biblioteca di ogni giurista per almeno i quattro secoli successivi.

Accanto al Corpus iuris l'altra chiave di volta del sistema del diritto del basso medioevo e anche dell'età moderna (fino al XIX secolo) fu il diritto della Chiesa.
Per caratteristiche di contenuto e modalità di formazione solo in parte può essere avvicinato al Corpus iuris di cui fin qui s'è detto. Mentre quest'ultimo è un complesso di testi risalenti al VI secolo d. C., riproposti in blocco come norme vigenti nel XII secolo, la fonte del diritto della Chiesa solo in parte è costituita da materiali di secoli precedenti, riorganizzati e riproposti nell'età del rinascimento giuridico, mentre per il resto si compone di raccolte di epistulae decretales (atti normativi) dei pontefici dei secoli XII-XV.
Attorno al 1140, ancora a Bologna, per mano del monaco Graziano vengono raccolti in un'opera dal titolo significativo Concordia discordantium canonum - ma più conosciuta successivamente come Decretum magistri Gratiani - decretali pontificie, canoni di concili, passi tratti da opere dei Padri della Chiesa, da fonti di diritto romano pregiustinianeo, dalla Lex romana Visigothorum, dai capitolari carolingi: è la prima delle compilazioni, questa di carattere privato, che costituiranno la fonte del diritto della Chiesa sino alla promulgazione del Codex iuris canonici del 1917.
Con l'intensificazione dell'emanazione delle decretali pontificie si cominciò a sentire la necessità di redigerne nuove raccolte e nel 1234 papa Gregorio IX promulgò la Decretalium Gregorii IX compilatio, meglio nota come Liber extravagantium o semplicemente Liber extra (poiché raccoglieva epistulae decretales non comprese nel Decretum di Graziano); nel 1298 per opera del pontefice Bonifacio VIII si ebbe un'altra raccolta ufficiale: in quanto rappresentava il seguito dei cinque libri in cui era diviso il Liber extra, fu detta Liber sextus decretalium Bonifacii papae VIII; ancora, nel 1317 sotto il pontificato di Giovanni XXII fu promulgata la terza raccolta ufficiale di decretali pontificie, le Clementinae (dal nome del papa Clemente V che l'aveva intrapresa e portata a compimento). Infine si ebbero due compilazioni d'iniziativa privata, le Extravagantes Iohannis XXII e le Extravagantes communes.
Nel XVI secolo un giurista francese, Jean Chappuis, riunì in un unico corpo queste consolidazioni di cui siamo venuti dicendo, e il Decretum di Graziano, il Liber extra, il Liber sextus, le Clementinae, le Extravagantes Iohannis XXII e le Extravagantes communes costituirono il Corpus iuris canonici.
Anche queste fonti furono fatte oggetto di un'intensa attività didattica e scientifica, che si svolse con le stesse caratteristiche di quella che nel frattempo investiva la compilazione giustinianea riscoperta: sicché le varie compilazioni, mano a mano che venivano realizzate, furono glossate e anche in questo caso le annotazioni marginali divennero parte integrante del testo e con esso vennero pubblicate a stampa nel '500; nel XIII secolo si scrissero summae, come quella celeberrima di Enrico da Susa, che contiene un'esposizione sistematica del diritto canonico nell'ordine delle decretali di Gregorio IX (Summa aurea); le fonti del diritto canonico, a partire dal secolo successivo, vennero investite da trattazioni sistematiche del genere dei commentaria: tra i commentatori canonisti eccelse la figura di Giovanni d'Andrea (In primum [-quintum] Decretalium librum nouella commentaria).
Diritto romano giustinianeo e diritto canonico costituirono le chiavi di volta del sistema delle fonti del diritto dal XII al XVIII secolo; ad essi ed alle loro interpretationes si ricorreva in funzione suppletiva allorché non disponessero sopra una determinata questione le altre fonti del diritto che concorrevano a formare il sistema del diritto comune: gli iura propria, i diritti particolari (le consuetudini locali, gli statuti, ma anche, a partire dal XVI secolo, la legislazione del sovrano).

In quello stesso XII secolo in cui venne riscoperta la compilazione di Giustiniano e prese l'avvio con il Decretum di Graziano l'attività consolidatoria del diritto della Chiesa, si affacciò alla ribalta anche lo statutum, e subito venne messo in rapporto con la lex, la legge romana giustinianea: da un lato quest'ultima, integrata con le costituzioni degli imperatori del Sacro Romano Impero, veniva considerata la manifestazione normativa di massimo grado e di portata universale, dall'altro lo statutum invece era 'la norma sancita dagli organi costituzionali a ciò preposti dagli ordinamenti particolari, che riconoscono sopra di sé l'autorità d'un superior' (Calasso), l'imperatore, e vigeva solo nei limiti dell'ordinamento in cui era stata emanata. Più in particolare statutum si disse il provvedimento adottato dall'assemblea del comune su proposta del magistrato.
In genere, nella prima metà del secolo XIII i diversi gruppi di norme vigenti nella comunità cittadina vennero riuniti in un unico testo: le consuetudines, che spesso già nel secolo precedente erano state redatte per iscritto e disciplinavano prevalentemente rapporti interprivati, i brevia dei magistrati e del popolo che riguardavano essenzialmente il diritto pubblico, e gli statuta dell'assemblea; il risultato di questa consolidazione fu lo statutum (più frequente al plurale, statuta) 'la legge fondamentale della comunità cittadina', che, secondo i tempi ed i luoghi, poteva prendere anche il nome di Assise, Breve, Capitoli, Consuetudini, Costituto, Costituzioni, Ordinamenti, Ordini etc. Al pari dei comuni cittadini si dotarono di statuti anche le corporazioni di arti e mestieri, le confraternite etc.
Se furono i secoli XII-XV il periodo di grande fioritura della legislazione statutaria, anche nei secoli successivi (soprattutto nel XVI) furono realizzate nuove redazioni di statuti, alcune delle quali vennero date immediatamente alle stampe, sia allo scopo di favorire la conoscibilità delle norme per i consociati, sia, almeno all'inizio, allo scopo di dar lustro attraverso il ricorso al mezzo tecnico di recente invenzione all'ente che introduceva le rinnovellate disposizioni.
Un caso particolare è rappresentato dall'edizione tardo settecentesca degli statuti di Firenze del 1415 (Statuta populi et communis Florentiae): questo corpus statutario, che fino ad allora era rimasto inedito, aveva circolato ed era stato applicato dai giusdicenti solo attraverso la tradizione manoscritta, viene pubblicato a stampa in un momento storico in cui è sì ancora formalmente in vigore, ma è già di fatto perlopiù soppiantato e sostituito da altre fonti del diritto, soprattutto dalla legislazione granducale; del resto dopo circa trent'anni con la codificazione moderna anche sotto un profilo formale lo statuto del 1415 perderà ogni valore diverso da quello puramente storico.
Nel secolo successivo (ed anche oggi) di nuovo ci si accingerà alla pubblicazione di statuti, ma con finalità del tutto diverse: non più per fissare sulla carta stampata e far conoscere norme di diritto in vigore, ma per ricostruire con gli occhi dello storico norme ed ordinamenti del passato. è questo lo spirito con il quale lavorò Francesco Bonaini, primo titolare d'una cattedra di storia del diritto e appassionato editore ottocentesco di statuti.
Questo cambiamento di prospettiva non fu una novità assoluta poiché qualcosa di analogo era accaduto a proposito del Corpus iuris civilis. Già nel XVI secolo si era cominciato a guardare con occhi diversi dai consueti quei testi sacri della compilazione di Giustiniano che i giuristi del XII secolo avevano riportato in vigore.
Per impulso dell'umanesimo nel '500 allo studio dei testi giustinianei si cominciò ad applicare il metodo storico e filologico con l'obiettivo di giungere ad una ricostruzione storica del diritto e degli istituti romanistici. Nacque così in concorrenza con il tradizionale metodo di studio dei libri legales un nuovo indirizzo, la cosiddetta scuola culta - il cui capostipite fu il milanese Andrea Alciati, fine erudito, ma anche giurista pratico -, che porterà a considerare nella giusta prospettiva storica la compilazione giustinianea, e non più soltanto come ricco serbatoio dal quale attingere schemi ricostruttivi e norme da applicare alla realtà della vita; furono, tra l'altro, rivalutate quelle parti o versioni di essa tradizionalmente neglette dalle scuole dei glossatori e dei commentatori, i quali non possedevano gli strumenti concettuali, come la conoscenza del greco, per appriopriarsene.

Infine il quadro generale e - ahimè - sommario dei testi a stampa posseduti dal fondo antico della biblioteca di giurisprudenza si completa con una serie di raccolte di atti legislativi dei sovrani che a partire dal XVI secolo vengono realizzate, per iniziativa privata o pubblica, per (tentare di) mettere in ordine un sistema normativo sempre più confuso e disperso, che suscita gli strali di intellettuali del calibro di Ludovico Muratori (Dei difetti della giurisprudenza).
Ecco allora le Leggi e costituzioni di S.M. promulgate nel 1723 per gli Stati di Casa Savoia dal re Vittorio Amedeo II, e il Codice di leggi, e costituzioni per gli stati di Sua Altezza Serenissima fatto compilare nel 1771 da Francesco III d'Este duca di Modena: nonostante il nome non si tratta di costituzioni o codici in senso moderno.
Sono invece delle raccolte sistematiche di leggi del sovrano (il termine costituzione è usato nel significato antico di 'atto normativo', mentre per codice s'intende semplicemente un 'libro di leggi'), che pur cercando di dar sistema alla materia trattata non ne esauriscono la disciplina, sicché le eventuali lacune avrebbero dovuto comunque esser colmate con il ricorso alle altre fonti concorrenti del sistema, tra le quali continuava a spiccare il Corpus iuris civilis.
Bisognerà attendere gli albori del nuovo secolo affinché con la codificazione napoleonica si abbiano le prime raccolte di norme che, dedicate ad un'unica branca del diritto (quello civile, quello penale, quello commerciale etc.), dettino una disciplina completa senza necessità per l'interprete di far uso di fonti esterne: ecco il Codice, in senso moderno.
Con l'avvento dei codici crolla quasi ovunque (non però nella Repubblica di San Marino, dove sono tutt'oggi in vigore gli statuti d'antico regime e si continua ad applicare in funzione suppletiva il diritto romano comune: si veda Leges statutae Reipublicae Sancti Marini) quel sistema di fonti concorrenti che aveva retto per sette secoli: se il nuovo sistema, nel quale ancora viviamo e che da più parti dà segni di cedimento come è manifestato dalla quotidiana difficoltà dell'interprete, giurista di professione o cittadino qualunque, di districarsi nella congerie di disposizioni legislative in vigore, sia peggiore o migliore del precedente, è domanda alla quale forse anche lo studio dei libri del fondo antico della facoltà di giurisprudenza può concorrere a dare una risposta.
Federigo Bambi

La Biblioteca del Collegio degli Avvocati
La Biblioteca di Scienze sociali conserva un fondo librario di circa 12600 volumi di particolare pregio, pervenuto in donazione nel 1940 dall'allora Sindacato fascista Avvocati e Procuratori per la circoscrizione del Tribunale di Firenze (R. Decreto 13 settembre 1940 n. 1507). Tale fondo, che già era stato concesso in comodato all'Università di Firenze nel 1924, al momento dell'istituzione della facoltà giuridica, rappresentò il primo nucleo della Biblioteca di Giurisprudenza; conservato in origine presso il Rettorato, al momento della donazione passò nella sede della biblioteca in via Laura, e da qui, nel 1982, a Villa Ruspoli, già sede del Dipartimento di Teoria e Storia del Diritto.
Il fondo ha sempre mantenuto l'ordinamento che aveva presso il Collegio degli Avvocati, rispecchiato dal catalogo dato alle stampe nel 1890 a cura dell'avvocato Gaetano Rocchi, di cui uscì una consistente appendice nel 1898. Una diversa partizione e organizzazione del materiale librario è documentata da un precedente catalogo, pubblicato nel 1851-52 per i tipi di Felice Le Monnier.
Il patrimonio della biblioteca degli avvocati si accrebbe in maniera consistente nella seconda metà dell'Ottocento, passando da una raccolta di 2749 volumi (1851-52) a 6986 titoli (1890, moltissimi in più volumi), cui se ne aggiunsero altri 3064 (1898). Tra questi si contano manoscritti, incunaboli e quasi mille cinquecentine. Scorrendo i libri che compongono il fondo si comprende come questo si costituisse attraverso un susseguirsi di donazioni di biblioteche private, nate in massima parte per esigenze di esercizio della professione. Le note di possesso registrate sui frontespizi sono in buona parte coeve all'edizione dei volumi, a documentare un uso pratico dei libri giuridici, e non erudito.
Fu lo stratificarsi dei lasciti nel corso dei secoli a spostare la connotazione del fondo, caratterizzandolo a un certo punto come biblioteca storica per la massiccia presenza di materiale antico. L'istituzione della facoltà giuridica, nuovamente fondata dopo quattro secoli e mezzo dalla sua soppressione (vi avevano insegnato Cino da Pistoia, Baldo e Angelo degli Ubaldi, Antonio da Butrio e Paolo di Castro), offrì l'occasione per riportare i libri degli avvocati ad un diverso uso, all'interno dello Studio fiorentino.
La scelta delle opere presenti in mostra vuole offrire una panoramica a campione dei 'libri del diritto' nei secoli, organizzando i materiali per classi non nettamente distinte, evidenziando in taluni casi -principalmente attraverso gli ex libris- i nessi tra i libri e i loro primi lettori (sempre uomini di diritto, talora uomini di religione o politici, in vari casi essi stessi autori), a documentare il complesso legame della biblioteca con la storia, la cultura e le istituzioni della sua città.
Lucilla Conigliello

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