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Dessins et poèmes des enfants de Terezín  (1959)
Dachau: dimenticare sarebbe una colpa  (1945)
La Germania religiosa del 3° Reich  (1936)
Pieklo 20. wieku  (1946)
Dall'Ermada a Mauthausen  (1922)
Per l'Italia degli Italiani  (1923)
Parole del Caudillo  (1940)
España, potencia mundial  (1949)
La guerra  (1943)
Il Vittoriale degli Italiani  (1941)
Sotto il tallone e il fuoco tedesco  (1945)
War and its causes  (1944)
La mia vita  (1940)
Lo stato maggiore germanico  (1941)
Barricate sul mondo  (1936)
Il processo di Norimberga  (1948)
Lettere dal carcere  (1947)
Mémoires de guerre  (1954-1959)
La rivoluzione fascista nel diritto e nell'economia  (1937)
La guerra di Spagna  (1945)
L'univers concentrationnaire  (1946)
La morte ha bussato tre volte  (1944)
Con Mussolini nella tragedia  (1949)
La colpa è tutta tedesca?  (1949)
Scrittori di guerra spagnoli  (1941)
La strada di Madrid  (1945)

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Fondo Devoto

Raccoglie parte della biblioteca del Prof. Andrea Devoto, donata dalla famiglia nel 1995 alla Biblioteca di Scienze Politiche.

"Avevo passato da poco la trentina quando mi misi a raccogliere materiale per un libro di psicologia politica dove analizzavo le modalità con cui i regimi dittatoriali (fascismo, falangismo, nazismo, con qualche esempio dell'Est europeo) cercano di conquistare il potere, di mantenerlo e di ipotecare il futuro.
Nel corso di questa ricerca scoprii - è il caso di dirlo - l'esistenza dei campi di concentramento e di sterminio nazisti. Ho usato il termine scoperta, a ragion veduta.
Dopo la liberazione di Firenze nell'estate del 1944, ero venuto in contatto con le documentazioni sulle atrocità naziste in Europa, poi vi era stato il processo di Norimberga e infinite occasioni di documentarsi in merito. Ma di tutto questo oceano di sofferenza, di disagio e di morte senza fine, senza senso, senza giustificazioni, senza scopo non mi ero interessato.
Finito il libro, andai a visitare i resti di tre campi in Austria, in Alsazia e in Baviera, i loro monumenti, i loro musei.
Guardando quelle rovine, ascoltando le parole non dette da quei monumenti e da quei resti, mi resi conto che anche uno psicologo poteva fare qualcosa, che stava finendo l'epoca del disimpegno esistenziale, personale, che l'infinito dolore di quegli anni ormai lontani non era patrimonio degli scomparsi e dei superstiti, dei loro familiari, dei loro conterranei, ma entrava dentro tutti noi - che ci piacesse o meno - perché nulla sarebbe cambiato se si lasciava, come dice la frase, che i morti seppellissero i morti." (Andrea Devoto, La sofferenza, l'operatore e l'istituzione, in "Il seme e l'albero", 1, dicembre 1993, pag. 20).

Attraverso i titoli del Fondo è possibile seguire, quasi si trattasse di un romanzo di formazione, il percorso di un uomo, medico psichiatra e psicologo sociale - attento ai temi della marginalità e delle polidipendenze - studioso della deportazione, sempre più animato dal desiderio di ricordare e di far luce ovvero testimoniare su quella che è stata l'oppressione nazista e, più in generale, sulla mentalità nazista non identificabile sempre e solo con il "nazismo storico":

"Solo cercando di conoscere le sfumature, le particolarità, le tendenze della forma mentis nazista si potrà imparare a combatterla e a riconoscerla in noi e fuori di noi, prima misura essenziale perché le tragedie del recente passato non si ripetano in maniera ancora maggiore." (Andrea Devoto, Il comportamento umano in condizioni estreme: lo psicologo sociale e il lager nazista, Franco Angeli, Milano, 1985, pag. 16).

Il Fondo vanta un'ampia letteratura comprendente le ricerche sul comportamento politico dell'uomo, la memorialistica e le ricerche storiche, le opere letterarie, le antologie e le raccolte delle testimonianze dei sopravvissuti e, di estrema importanza, le ricerche sui postumi psicologici della deportazione ovvero la "sindrome del sopravvissuto" (superstiti e figli dei superstiti).
La tensione alla "riflessività" che ha animato Andrea Devoto nelle sue ricerche rappresenta uno dei lasciti, ancora attuali, per le generazioni di donne e uomini che troveranno in questo Fondo non solo uno strumento di scoperta e di conoscenza - stimoli a continuare gli studi e le ricerche - ma anche l'esortazione a non dimenticare, a proseguire la testimonianza su queste vicende, che fanno parte dell'essenza umana e non si collocano, illusoriamente, fuori dall'uomo.
Alessandra Bacci

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