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De verborum Vitruvianorum significatione  (1612)
L' architettura  (1565)
Della architettura della pittura e della statua  (1782)
Del modo di misurare le distanze  (1614)
Regola delli cinque ordini d'architettura  (1635)
Della fortificatione delle città ... Libri III.  (1583)
Le fortificationi  (1609)
Trattato di architettura di A. Palladio  (1828)
L' idea della Architettura Universale  (1615)
Manuale di architettura  (1757)
Notizie de' professori del disegno da Cimabue in qua  (1728)
Recueil historique de la vie des plus celebres architectes  (1696)
Perspectiva pictorum et architectorum  (1693)
Principii di architettura civile  (1823)
Memorie degli architetti antichi e moderni  (1781)
Direzioni nel disegno dell'architettura civile  (1777)
Le terme dei romani disegnate da Andrea Palladio  (1785)
Bibliografia storico-critica dell'architettura civile  (1788-1792)
Della cultura degli orti e dei giardini  (1814)
Istituzioni di architettura statica e idraulica  (1831)
Trattato teorico e pratico dell'arte di edificare  (1832)
Idee elementari di architettura civile  (1813)
Elementi d'architettura civile  (1818)
Raccolta di progetti architettonici  (1827)
L' architettura moderna alla prima esposizione italiana  (1892)

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Le fonti


La collezione delle fonti dell' architettura è dispersa tra la biblioteca centrale di Architettura, la biblioteca del Dipartimento di Storia e Restauro delle strutture architettoniche e la biblioteca del Dipartimento di Costruzioni. La cospicua presenza di trattati di carattere tecnico-scientifico dimostra l'importanza della trattatistica architettonica classica e moderna nell'ambito della costruzione architettonica.
Attraverso gli esemplari prescelti, tutti dottati di un ricco apparato iconografico, si è inteso testimoniare l'evoluzione sostanziale e tipologica del trattato nei secoli, mostrando diverse edizioni di trattati classici e documentando la nascita, a partire dal secolo XIX, di un nuovo tipo di manualistica. La sezione è stata ordinata per temi, quindi non in ordine strettamente cronologico.
Marco Vitruvio Pollione, unico scrittore latino di architettura la cui opera sia giunta fino a noi, sarà modello di insegnamento per tutto il Rinascimento. La fortuna critica della sua opera è direttamente proporzionale all'influsso che essa esercitò sulla cultura architettonica occidentale.
E' nel Rinascimento che si assiste alla nascita e allo sviluppo di una letteratura sull'arte con caratteri di autonomia. Gli scritti sull'arte non escono più dalle mani degli artisti, ma piuttosto da quelle dei letterati: inizia il processo che vedrà l'affermazione della letteratura artistica, anche se solo tra il Settecento e l'Ottocento essa diventerà una disciplina a se stante come ramo autonomo delle scienze storiche.
Alberti è il primo trattatista rinascimentale; egli teorizza su tutte e tre le arti maggiori (pittura, scultura e architettura) affrontando problematiche sia tecniche che estetiche. I suoi scritti saranno fondamentali per la diffusione nei secoli successivi delle conquiste rinascimentali.
Il passaggio tra Rinascimento e Manierismo, che coincide storicamente con la discesa di Carlo VIII in Italia, si caratterizza anche per l'emergere di nuovi fenomeni nel campo della costruzione architettonica. Ad esempio la diffusione delle artiglierie influisce più o meno direttamente sul cambiamento della forma delle città: nasce un nuovo tipo di trattatistica specialistica, che modifica la ripartizione delle competenze tra architetti e ingegneri militari. Inoltre lo studio dei monumenti antichi provoca tutta una fioritura di trattati legati alle regole classiche, ma ricchi di spunti innovatori: si pensi ai trattati di Serlio, del Vignola, dello Scamozzi, del Palladio, il cui modo di pensare e fare architettura trova molti accoliti sia tra i contemporanei che in epoca successiva, specialmente in Francia e in Inghilterra.
Le edizioni dei trattati classici e rinascimentali vengono usate per la pratica e la didattica dell'architettura fino alla fine dell'Ottocento; tra Sette e Ottocento nasce altresì il 'manuale', che può essere considerato l'esito naturale dell'evoluzione del trattato cinquecentesco. La manualistica, direttamente finalizzata all'insegnamento, che si sviluppa nelle scuole e per le scuole, contribuisce tanto alla trasmissione del sapere che alla sua messa in discussione: l'arte vede gradualmente ridursi il carattere di sacralità che l'aveva a lungo contraddistinta.
Fino agli inizi del XIX secolo la manualistica architettonica ripete i temi e gli schemi dei trattati classici, riprendendone anche la veste editoriale: infatti le opere si presentano generalmente suddivise in più volumi, almeno uno dei quali sempre dedicato alle tavole. Cambia però, significativamente, il formato: dai grossi tomi dei secoli precedenti, quasi sempre in folio, si passa a opere in 4? o addirittura in 8?, formati più agili e adatti all'uso didattico. Successivamente, dalla seconda metà dell'Ottocento, le pubblicazioni diventano più specialistiche e sempre più attente allo sviluppo tecnologico e alla pratica costruttiva piuttosto che alla teoria architettonica, svolgendo altresì una funzione di carattere divulgativo che sarà in seguito assolta dalle riviste specializzate.
Gianna Frosali

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