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De historia stirpium commentarii  (1542)
Noua plantarum genera  (1729)
Species plantarum  (1753)
Flora pedemontana  (1785)
Deliciae florae et faunae insubricae  (1786-1788)
The botanical magazine  (1787)
Flora napolitana  (1811-1838)
Prodromus systematis naturalis regni vegetabilis  (1824-1873)
Histoire naturelle des Iles Canaries  (1836-1850)
Prodromo della flora toscana  (1860-1864)
Le specie dei cotoni  (1866)
Asiatic palms. Lepidocaryeae  (1908-1921)

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Botanica

Col Rinascimento assistiamo in Europa a una poderosa rinascita degli studi in campo naturalistico. La 'scienza erbaria' (applicata alla medicina e per lo più in mano agli erbaioli e agli speziali) diventa botanica, e ai manoscritti medievali e ai primi repertori a stampa (in genere strutturati in base alle proprietà delle piante e con un apparato iconografico rigido e poco aderente alla realtà, se non addirittura fantasioso e simbolico) si sostituiscono rapidamente veri strumenti scientifici moderni, come il monumentale Herbarum vivae eicones di Brunfels (1530-1536) e il De historia stirpium commentarii di Fuchs (1542), primi esempi di iconografia botanica fondata sull'osservazione diretta delle piante.
A Firenze l'aria che si respira non è diversa: nel 1545 Cosimo I fonda il Giardino dei Semplici su progetto di Ghini, il cui allievo Cesalpino organizzerà il suo erbario secco proprio su basi morfologiche, un'impostazione che si rivelerà sempre più quella giusta. Sono le avvisaglie del periodo aureo della botanica fiorentina, che inizia con Pier Antonio Micheli, fra i fondatori della Società botanica fiorentina, soprintendente del Giardino e autore di Nova plantarum genera (1729), capostipite degli studi sistematici sui funghi e personaggio di grande risonanza anche fuori d'Italia: nelle sue carte manoscritte (conservate nella Biblioteca Botanica e in quella Nazionale centrale di Firenze) sono state evidenziate tracce di un sistema di nomenclatura binomia che Linneo codificherà un secolo più tardi, ma che Micheli ha 'forse anche incoscientemente inventato'.
Con Giovanni Targioni Tozzetti, allievo di Micheli, ha inizio quella dinastia targioniana di così grande rilevanza per la botanica e la scienza fiorentine, che conduce fino al fiorentino d'adozione Filippo Parlatore, a cui si devono fra l'altro una importante Flora italiana, la nascita dell'Erbario Centrale Italiano e di un primo Giornale botanico italiano. Ai suoi meriti scientifici e organizzativi si aggiunge quello di una lunga e fraterna amicizia con Philip Barker Webb, la quale contribuirà alla decisione del botanico inglese di legare per testamento al Granduca Leopoldo II le collezioni di erbario e la biblioteca. Limitandoci a quest'ultima, impossibile tratteggiarne con pochi titoli la vastità e l'importanza: è certo che grazie alla biblioteca Webb e alla sezione botanica della biblioteca del Museo di fisica e storia naturale (a cui si aggiungerà più tardi la biblioteca della Società botanica italiana) gli studiosi hanno potuto disporre a Firenze di gran parte dei capisaldi delle discipline botaniche, dai commenti alle opere di Plinio e Dioscoride e a i trattati di botanica e agricoltura cinque-secenteschi ai resoconti di viaggi naturalistici (da citare almeno quello dello stesso Webb e di Berthelot sulle isole Canarie), dalle pietre miliari della sistematica prelinneana alle diverse edizioni delle opere del naturalista svedese, alle più importanti flore sette-ottocentesche, regionali, italiane e d'oltralpe: anche su questi eccezionali strumenti di studio si eserciteranno gli altri botanici della scuola fiorentina (Sommier, Caruel, Baroni, Beccari, Martelli, Negri, Baccarini, Fiori, per ricordarne solo alcuni).
Segnaliamo infine un'opera che dal punto di vista iconografico o scientifico non ha forse maggior pregio di altre, ma che si distingue per una longevità eccezionale, e di cui la Biblioteca Botanica possiede la collezione completa: The botanical magazine, iniziata da William Curtis nel 1787 per descrivere le piante esotiche coltivate nei giardini inglesi, e che continua ancora oggi (con titolo leggermente cambiato in onore del fondatore) la pubblicazione delle sue schede botaniche, fatte di nomi scientifici e volgari, sistematica, descrizione e informazioni sulla coltivazione, e inimmaginabili senza le tavole che le accompagnano.
Alessio Mazzanti

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