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De romanis piscibus  (1524)
Il canto de gl'augelli  (1601)
Insectorum siue Minimorum animalium theatrum  (1634)
Description anatomique  (1669)
Ricreatione dell'occhio e della mente  (1681)
Dissertatio de generatione et metamorphosibus insectorum  (1726)
Systema naturae  (1758-1759)
Fauna etrusca  (1790)
Mantissa insectorum  (1792-1794)
Système des animaux sans vertèbres  (1801)
Iconografia della fauna italica  (1832-1841)
Iconografia della avifauna italica  (1879-1906)

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Zoologia

La grande stagione degli studi zoologici a Firenze si apre proprio con la creazione dell'Istituto di studi superiori, quando alla cattedra di materie zoologiche viene chiamato Adolfo Targioni Tozzetti, nipote del grande Giovanni e, come gli altri illustri membri della famiglia, proveniente da studi botanici. L'attività del Targioni si svolge in stretta correlazione con quella del Museo di via Romana, al cui interno l'Istituto è inserito, e contribuisce in modo determinante tanto allo sviluppo delle collezioni che alla costituzione di una agguerrita pattuglia di studiosi (bastino i nomi di Enrico Giglioli e Antonio Berlese) che nei decenni successivi avrebbe garantito alla scuola zoologica fiorentina una posizione di assoluto rilievo. Al Targioni si devono anche la fondazione nel 1869 della Società entomologica italiana, che sarebbe rimasta alla Specola fino al 1922, e nel 1875 della Stazione di entomologia agraria, trasferitasi solo in anni recenti alle Cascine del Riccio con il nuovo nome di Istituto sperimentale per la zoologia agraria.
La biblioteca, oltre che un indispensabile strumento di studio, costituisce uno specchio fedele della qualità scientifica della zoologia fiorentina di questo periodo, con collezioni ricche dei testi più rappresentativi della produzione scientifica passata e coeva. Al patrimonio proveniente dai fondi palatini e dalle acquisizioni dello stesso Museo si aggiunge parte della biblioteca dello stesso Targioni, e nel corso degli anni si susseguono alcune importanti donazioni: tra le più consistenti, per quantità e qualità dei testi, si ricordano quelle di Marianna Paulucci, Alfredo Andreini e Roger Verity, variamente distribuite tra Istituto e Museo, enti che alla Specola hanno saputo mantenere fino ai giorni nostri un rapporto di proficua interazione; presso l'attuale Biblioteca di Biologia animale, costituitasi nel 1977 dalla fusione dei fondi librari degli Istituti di Zoologia e di Anatomia comparata, sono infatti ospitate anche le raccolte del Museo zoologico La Specola, che concorrono altresì a delineare la fisionomia del suo fondo antico. Quest'ultimo raccoglie, tra i suoi oltre 4000 volumi, molti capisaldi della ricerca naturalistica e soprattutto zoologica dei secoli scorsi, dalle edizioni cinquecentesche di Aristotele, Plinio o Alberto Magno ai classici della sistematica e della classificazione, come Thomas Moffet, Artedi o Linneo; dalle rilevanti testimonianze iconografiche delle opere sei-settecentesche alla nutrita serie di resoconti di viaggi e di spedizioni scientifiche, nonostante che un grave furto, nell'estate del 1985, abbia privato la biblioteca di alcuni dei suoi volumi più preziosi, tra i quali le opere del Gessner, dell'Aldrovandi e del Jonston.
Tra gli esemplari che proponiamo, si segnalano soprattutto le opere del grande entomologo fiorentino Pietro Rossi, di cui la Biblioteca di Biologia animale conserva anche i manoscritti originali, nelle quali lo studioso descrisse oltre 400 nuove specie di Insetti raccolti in Toscana; l'Iconografia della fauna italica del principe Bonaparte, uno dei promotori delle Riunioni degli scienziati italiani preunitarie, che costituisce la prima pubblicazione interamente dedicata alla descrizione della fauna vertebrata italiana, corredata da illustrazioni originali; e infine l'Iconografia della avifauna italica di Enrico Hyllier Giglioli, una delle ultime fatiche del grande ornitologo, dal 1869 docente presso la cattedra di Zoologia dei Vertebrati e artefice della grande Collezione centrale degli animali Vertebrati del museo. L'interesse dell'opera, pubblicata in fascicoli e su sottoscrizione nel corso di quasi trent'anni e rimasta incompiuta, ancor più che nelle tavole di Alberto Manzella risiede nella sua stessa rarità, in quanto nessuno dei fascicoli pubblicati superò mai la tiratura di un'ottantina di esemplari. Sebbene scompleto (ma si conoscono pochissime copie complete dell'opera) l'esemplare del Museo della Specola costituisce una delle rare testimonianze del monumentale e ambizioso progetto dello studioso fiorentino.
Claudia Burattelli

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