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De gemmarum lapidumque pretiosorum formis  (1539)
De solido  (1669)
Metallotheca  (1717)
L'art de convertir le fer forgé en acier  (1722)
De' corpi marini che su' monti si trovano  (1721)
De' crostacei e degli altri marini corpi  (1740)
Mémoire sur les iles ponces  (1788)
Traité de minéralogie  (1801)
Recherches sur les ossemens fossiles  (1821-1824)
Grund-Riss der Mineralogie  (1822-1824)
Principles of geology  (1835)

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Scienze della terra

La tradizione degli studi di scienze della terra a Firenze è ricca e di lunga data. Già Leonardo nutrì un vivo interesse per la geologia: fu lui, ad esempio, a interpretare correttamente l'origine dei fossili nel Codice Atlantico e nel Leicester. Gli stessi Medici contribuirono allo sviluppo della disciplina come studiosi oltre che come mecenati. Del massimo rilievo sono comunque le loro collezioni di reperti mineralogici e geologici, le quali, sebbene impoverite nel 1595 da una cospicuo invio effettuato da Ferdinando I a Pisa, furono tuttavia oggetto di costante cura e incremento. In esse, ad esempio, confluì la raccolta mineralogica di Niccolò Stenone, comprendente anche reperti fossili del Valdarno. Lo Stenone fu a Firenze in qualità di medico granducale dal 1665 al 1677, gli anni della sua conversione al cattolicesimo ma anche di intensi studi sia medici che naturalistici. Proprio a Firenze uscì nel 1669 il suo De solido, opera considerata fondamentale per i moderni sviluppi delle scienze della terra.
Il Settecento è dominato dalle grandi figure di Pier Antonio Micheli e Giovanni Targioni Tozzetti, suo allievo. Proprio dal Micheli il Targioni acquistò una ricca collezione di pezzi descritta nel Catalogo musaei sui ancora oggi conservato presso il Museo di mineralogia e litologia, mentre presso la Sezione di geologia e paleontologia della Biblioteca Geomineralogica sono presenti tutte le sue principali opere a stampa. Il Targioni Tozzetti fu anche un deciso sostenitore della creazione del Museo di fisica e storia naturale, avvenuta nel 1775, nel quale trovarono sede le collezioni mineralogiche e paleontologiche granducali; il primo insegnamento pubblico di scienze della terra si deve invece all'iniziativa di Maria Luisa di Borbone, che istituì nel 1807 il Liceo di scienze fisiche e naturali. La cattedra era quella di Mineralogia e Zoologia (un accostamento curioso anche per l'epoca), affidata formalmente ad Attilio Zuccagni ma di fatto nelle mani di Filippo Nesti, suo sostituto, che contribuì anche ad arricchire le collezioni del museo. Frequente fu la sua corrispondenza con Georges Cuvier, che accompagnò nelle sue `gite paleontologiche' quando questi fu a Firenze nel 1809-1810. Alla morte del Nesti, nel 1849, la cattedra rimase vacante fino al 1860, anno in cui entrò in carica Igino Cocchi come docente di Mineralogia, Geologia e Paleontologia.
La presenza del Cocchi è stata di fondamentale importanza per la Biblioteca Geomineralogica. Agli inizi del nostro secolo lo studioso effettuò una donazione di circa 4000 opere, tra volumi e opuscoli di miscellanea, che ancora oggi sono conservate presso la Sezione di geologia e paleontologia. Il fondo storico di quest'ultima è stato pressoché dimezzato intorno al 1956, con la cessione di un'ingente parte del materiale più antico e raro all'Istituto e museo di storia della scienza. Ciò nonostante il nucleo ancora presente in biblioteca, che attualmente comprende circa 400 pezzi, conserva molti testi significativi e importanti per lo sviluppo della disciplina, come le opere di Cuvier, Vallisnieri, Dolomieu o Lyell. Parzialmente analoga la sorte seguita nel 1977 dai circa 300 volumi antichi e rari della Sezione di mineralogia, che sono stati ceduti all'attiguo Museo di mineralogia e litologia, continuando perciò a far parte del patrimonio librario dell'Università. L'attuale Biblioteca Geomineralogica è costituita nelle due Sezioni di geologia e paleontologia e di mineralogia, unite amministrativamente nel 1979, riunendo i fondi librari degli Istituti di geologia e di mineralogia nati nel 1875, quando l'antico Museo di fisica e storia naturale si divise nei vari musei ad indirizzo specifico.
Antonella Farsetti

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